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Paese

Dati Generali
Il paese di Siligo
È un centro di poco più di 1000 abitanti, a 26 Km da Sassari. Sorge alle pendici del Monte S. Antonio, propaggine del massiccio del Monte Pelao. Il territorio, in prevalenza montuoso, offre una natura incontaminata incastonata da reperti archeologici preistorici. Le origini di Siligo sembrano risalire al periodo romano, nel Medioevo apparteneva al Giudicato di Torres. Successivamente passò ai Doria, ai Malaspina, ai Giudici di Arborea. I Doria ripresero il possesso di Siligo, ma dopo la battaglia di Monteleone passò agli Aragonesi. Fu feudo dei Manca e infine feudo degli Alagon, Conti di Montesanto.
Il territorio di Siligo
Altitudine: 227/734 m
Superficie: 43,61 Kmq
Popolazione: 1012
Maschi: 479 - Femmine: 533
Numero di famiglie: 381
Densità di abitanti: 23,21 per Kmq
Farmacia: via Vittorio Emanuele, 63 - tel. 079 836005
Guardia medica: (Thiesi) - tel. 079 889177
Carabinieri: via V.Emanuele, 151/B - tel. 079 836022

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Storia

SILIGO, villaggio della Sardegna nella divisione e provincia di Cagliari, compreso nel mandamento di Bunànnaro, e nell’antica curatoria di Miluogo appartenente al regno di Logudoro.

La sua posizione geografica è nella latitudine 40° 34', e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 24'.

Siede nella valle del Pelao a destra sulla falda del monte del suo nome dalla parte che risponde a ostrosirocco, sì che resta difeso dal maestrale e in parte dal settentrione per questa eminenza, dal levante e sirocco per il Pelao. È poco esposto all’austro e al libeccio per altre eminenze.

Essendo il luogo poco ventilato vi si soffre del calore nell’estate, quindi l’inverno vi è mitissimo.

La nebbia è frequente, ma non nociva in nessun tempo, e vi è sentita l’umidità; i temporali piuttosto rari, e l’aria non si sperimenta maligna nè pure nella stagione che le terre basse svolgono i miasmi.

Territorio. È generalmente montuoso, ma non mancano le regioni piane.

Il Pelao col monte accennato di Sìligo e con l’eminenza, alla cui falda orientale è Bessude, formavano un pianoro che poi nelle convulsioni sotterranee si ruppe formando la valle, nella quale scorre uno de’ primi rivoli del fiume torritano e il varco, per cui da questa valle si passa in quella di Montessanto.

Questo monte levasi a levante in forma di cono tronco e termina esso pure in una piccola pianura sopra una base di miglia 7 1/2, nella quale, dalla parte di maestro-ponente, sono due piccole colline.

Anche il Montessanto era parte dell’accennato antico pianoro, come lo erano tanti altri rialti, tutti parimente spianati nel dorso.

Abbondano in questo, come ne’ prossimi territorio di Bunànnaro le roccie di origine ignea, e vedesi ben distinto sopra il Pelao il cratere d’un antico vulcano.

Si aprono in questo territorio molte fonti e alcune sono notevoli per la copia. Quelle che versano nella valle di Montessanto formano un rivolo che scorre sotto la falda settentrionale del monte di Siligo e si unisce a quello di Bessude ai termini estremi dello stesso monte verso ponente.

Prossime all’abitato sono due fonti, ma perchè mal tenute le acque sono scarse e perdono di bontà.

Accenneremo ne’ confini di Siligo con Ardara a piè di Montessanto la fonte di Pubulos, che è la più notevole del territorio per la copia delle acque e bontà. Credesi questo nome alterato dall’antico Bubalos, e che ivi sia stato uno dei primi monasteri, che i benedettini stabilirono in Sardegna.

A levante della grande strada in un avvallamento per mancanza di scolo impaluda l’acqua delle alluvioni sì che spesso è ricoperta un’area di molte centinaja di giornate.

Vi si prendono molte anguille e nella estate, quando la palude è in parte prosciugata, vi entrano i cinghiali per guazzarvi. Alcune volte i paesani metton fuoco al fieno disseccato e forzano a fuggire quei selvatici mezzo abbrustolati per coglierli con l’archibugio.

Trovansi anche de’ daini e volpi, e i cacciatori sempre che vanno ne’ luoghi, dove quelle bestie hanno il covile, raccolgono molta preda, massime di cinghiali.

Molti tratti di terreno nel Silighese sono coperti di ghiandiferi, ma la selva maggiore è quella che riveste le falde e le pendici di Montessanto.

Questa, perchè in tempi non molto lontani fu incendiata ora in una or in altra parte, non è notevole per grandezza di alberi e in molte parti le piante sono assai rare.

Questo diradamento nella valle, dove passa la strada per Sassari, fu fatto in favore de’ passeggieri, perchè nel passaggio non fossero sorpresi da’ masnadieri, e questi non si potessero nascondere tra la boscaglia sopra la strada.

Popolazione. Secondo che trovasi nel censimento del 1846 erano allora in Siligo anime 841, distribuite in famiglie 206 e in case 190 (??).

L’uno ed altro sesso distinguevasi secondo i diversi periodi della vita nel modo seguente: sotto i 5 anni mas. 54, fem. 43; sotto i 10, mas. 45, fem. 59; sotto i 20, mas. 102, fem. 85; sotto i 30, mas. 62, fem. 77; sotto i 40, mas. 66, fem. 54; sotto i 50, mas. 66, fem. 44; sotto i 60, mas. 24, fem. 56; sotto i 70, mas. 5, fem. 16; sotto gli 80, mas. 1, fem. 2.

In rispetto poi dello stato domestico il totale de’ maschi 425 dividevasi in scapoli 250, ammogliati 158, vedovi 17; il totale delle donne 416, in zitelle 207, maritate 155 (?!), vedove 54.

I numeri medii del movimento della popolazione sono nascite 54, morti 18, matrimoni 8.

Quattro quinti delle famiglie possedono qualche fondo; le proprietà grandi sono poche.

De’ silighesi, 255 sono applicati all’agricoltura, 50 alla pastorizia, 15 a’ mestieri.

Lavorasi dalle donne in circa 160 telai per provvedere a’ bisogni della famiglia e per guadagno.

La scuola primaria suole avere inscritti 15 fanciulli, ma non vi imparano a leggere se non quelli, che i genitori destinano allo studio e raccomandano particolarmente allo stesso maestro per iniziarli nella grammatica latina. Pertanto in questa scuola lasciasi di insegnare quello che è stato prescritto e si attende a fare ciò che non si dovrebbe fare.

Generalmente i silighesi sono robusti e vivono sani. Le malattie più comuni fra essi sono nell’inverno e nelle primavera infiammazioni di ogni genere, nel-l’estate ed autunno febbri periodiche, diarree e dissenterie.

Agricoltura. In varie regioni del piano sono terre molto acconcie alla cultura de’ cereali.

La quantità ordinaria della seminagione è di starelli 1400 di grano, 250 d’orzo, 80 di fave, 50 di legumi.

La fruttificazione mediocre è di 12 per 1 pel grano, 14 per l’orzo, 10 per le fave, e altrettanto per i legumi.

Parte della seminagione che trovasi entro i termini di Siligo appartiene ad agricoltori di Banari.

Di lino si semina quanto vuolsi dal bisogno della popolazione, e si ha un frutto soddisfacente.

Si semina pure della meliga, la quale produce assai, se i siti sono favorevoli.

La vigna matura bene i suoi frutti, se bene esposta, e dà una copiosa vendemmia.

I vini sono piuttosto buoni, sebbene i metodi non sieno molto acconci. Si fanno vini gentili da viti particolari. I vini comuni neri, come dicono, sono men comuni de’ bianchi. I primi sono più pregiati.

L’arboricoltura si esercita nelle vigne sopra poche specie, come meli, fichi, peri, susini di poche varietà. Il numero degli alberi può sommare a 3000.

Si coltivano pure alcune specie ortensi, e potrebbesi avere per favore de’ luoghi maggior prodotto, massime de’ legumi, che potrebbero vendere in Sassari e altrove.

Sino a pochi anni si aveano pochissimi chiusi per agricoltura e per pastura, ma gli impedimenti essendo stati tolti, ora resta chiusa in gran numero di poderi un’area considerevole.

Pastorizia. È questo un territorio ricco di pascoli per le diverse specie, e potrebbe la pastorizia esservi praticata in grande e con molto frutto, se si avessero metodi diversi, massime se si formassero apposite mandre e prati ne’ non pochi siti, che potrebbero produrre con molta larghezza del fieno da essere riservato per i bisogni.

Il bestiame rude che hanno i silighesi comprende-si nelle seguenti specie e quantità:

Vacche capi 1200, capre 3500, pecore 6500, porci 1800.

I formaggi sono pregiati e sarebbero venduti a prezzo molto maggiore se si fabbricassero meglio.

Il bestiame manso consiste in buoi per l’agricoltura 200, cavalli e cavalle 60, giumenti 150. Si nutrono ne’ cortili circa 80 majali e molto pollame.

L’apicultura è molto ristretta, nè forse il numero dei bugni sopravanza i 150.

Commercio. I silighesi smerciano i loro prodotti agrari e pastorali in Sassari, dove si suole ancora fare il trasporto sul basto de’ cavalli. Eppure potrebbero fare gran risparmio servendosi de’ carrettoni se rendessero agevole il passaggio del paese alla strada reale, che non ne dista forse un miglio.

La sua distanza da Sassari non è più di miglia 15.

Il guadagno che i produttori silighesi posson fare si computa di circa ll. 60 mila.

Restano prossimi a Siligo, alla parte di ponente Banari a miglia 1 1/3, Bessude verso austro a miglia 1 1/3 Bunnanaro a ostro-sirocco a miglia 4.

Religione. La parrocchia di Siligo amministrasi da un prete, che ha la qualifica di rettore, sotto la giurisdizione dell’arcivescovo di Sassari. Esso è assistito da altri due sacerdoti nella cura delle anime, e deve cedere alla mensa arcivescovile un terzo delle decime.

La chiesa maggiore ha per titolare s. Vittoria. Non è fornita a sufficienza delle cose necessarie al culto, e forse non può il parroco provvederla del necessario, se deve somministrare per un più lauto trattamento al prelato.

L’altra chiesa che sia nel paese è l’oratorio di s. Croce, officiata da una confraternita.

Invece di camposanto serve l’antico cemiterio attiguo alla parrocchiale, che resta all’estremità del paese.

Ubaldo de’ Visconti, che per le nozze di Adelasia, figlia di Comita, giudice del Logudoro e per la morte di Parasone era pervenuto al sovrano potere, dopo essersi riconciliato col Papa, ed essere stato assolto dalle censure ecclesiastiche nel 1259, cadde in grave malattia in questo paese e mortovi fu sepolto nella chiesa parrocchiale.

Nel territorio sono alcune chiese rurali, una di queste fu edificata sulla sommità di Montessanto, che è però una chiesa doppia ed ha due titolari, uno s. Elia, l’altro s. Eliseo.

Presso queste due chiese si stabilì una parte de’ monaci benedittini nella prima loro istituzione nell’isola, e forse si scelse questa solitudine, perchè vi si occupassero degli studi i monaci novizi.

S. Maria de Mesu-mundu è un’antica cappella posta in fondo d’una valle, che trovasi alla parte di levante della strada reale.

S. Maria de Cea trovasi nel luogo, dove già fu un insigne monistero di benedittini a ponente-maestro di Siligo in valle e sito paludoso.

Sono nel territorio molti nuraghi in gran parte distrutti, e nessuno degno di essere indicato per qualche particolare.

Siligo era capoluogo della contea, che diceasi di Villanova-Montessanto.

Questo paese, edificato nella valle alle radici di Montessanto, come nota il Fara, è segnatamente alla parte verso ponente-maestro, per assicurare i passeggieri dalle infestazioni de’ ladroni, non potè sussistere gran tempo per causa de’ medesimi.

Castello di Càpula. Di questa rocca spesso ricordata nella storia del secolo XIV restano ancora visibili le vestigie e le rovine in uno de’ promontorii del monte Pelao, che volgarmente dicono di s. Antonio, sopra la strada reale tra Bunànnaro e Montessanto.

Castello di Montessanto. Prima che sul piccol pianoro del Montessanto fossero edificate le suaccennate due chiesette vi era stato eretto un castello, di cui si riconoscono le vestigie. Probabilmente l’erezione è del tempo de’ saraceni, per aver in esso un ricovero contro gli infedeli. In su quella altezza un pugno di bravi poteva difendersi facilmente contro moltissimi che tentassero l’assalimento: tuttavolta non si può dubitare che sia stato preso e smantellato.

L’edificazione della cappelle di s. Elia e s. Eliseo pare anteriore allo stabilimento de’ benedittini. Si può congetturare che prima di essi vi abitassero anacoreti. Dopo gli anacoreti e i monaci di san Benedetto vi stanziarono per lunghissimo tempo i ladroni in grosse bande, che oppressero non solo la popolazione suddetta di Villanova, ma anche la villa di Sisteri in territorio di Bunànnaro, nella direzione di libeccio dallo stesso monte.

Bonifacio I re di Torre, o giudice del Logudoro volendo nel suo regno i monaci di s. Benedetto per istruirvi i suoi popoli e principalmente il clero, inviava nel 1062 de’ deputati a Desiderio abbate di Monte Cassino, perchè lo pregassero di spedire a Torre alcuni di quei monaci, presentandolo ad un tempo di due pallii di gran costo.

Quindi da quel famoso cenobio partivano subitamente a quella volta dodici monaci con Ademario loro superiore, che in appresso fu cardinale di s. Chiesa, onusti di codici ed arredi e di preziose reliquie di santi. Se non che i pisani, assalita la loro nave presso l’isola del giglio, mandata questa alle fiamme ed essi barbaramente dispogliati di ogni suppellettile li gittarono ne’ prossimi lidi, donde tranne quattro che morivano per via gli infelici monaci si ridussero a stento al proprio monastero.

Il giudice rinnovò le preghiere a Desiderio per la spedizione di alcuni altri monaci, e anche in questo rimase pago. Perocchè due anni dopo li vide giugnere nel suo regno e fece ad essi dono della basilica di s. Maria di Bubali e di quella di s. Elia di Montessanto con le montagne così chiamate, e un’amplissima dotazione di servi e poderi, perchè prontamente vi erigessero un monistero.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Siligo
1° domenica dopo Pasqua: Sant'Elia ed Enoch
30 Agosto: San Vincenzo Ferreri
1 sabato di Dicembre: Sagra della salsiccia
23 Dicembre: Santa Vittoria